Il Brand Lift è una di quelle cose che, quando la scopri bene, ti fa venire voglia di dire: Ma quindi… finora che cosa stavo misurando davvero?.
Indice dell'articolo:
Perché sì: clic, view, CPM, CTR, conversioni… sono metriche fondamentali. Ma quando l’obiettivo è brand (awareness, ricordo, considerazione), spesso quei numeri non bastano. E qui entra il Brand Lift: non misura solo cosa hanno fatto le persone, ma prova a misurare cosa è cambiato nella loro testa dopo l’esposizione alla campagna.
Brand Lift: l’idea base
Il Brand Lift funziona con una logica semplice: confronti due gruppi simili.
- Gruppo esposto (test): persone che hanno visto gli annunci.
- Gruppo non esposto (control/holdout): persone simili che non li hanno visti.
Poi fai domande (survey) e misuri la differenza. È un approccio sperimentale: non perfetto, ma molto più vicino a capire l’impatto “vero” rispetto al guardare solo i clic.
Brand Lift su Google (YouTube / Demand Gen / Video)
Google descrive Brand Lift come uno strumento gratuito per misurare l’efficacia degli annunci video e migliorare campagne Video e Demand Gen.
E nei dettagli spiega che la misurazione usa survey per capire come gli annunci influenzano le persone, e che serve un certo volume di risposte per avere risultati affidabili.
In pratica: se fai una campagna YouTube e vuoi capire se ha aumentato ricordo, awareness o considerazione, Brand Lift è uno degli strumenti più “onesti” che puoi usare.
Brand Lift su Meta
Su Meta, la logica è simile: studi basati su test e controllo, spesso con survey in-feed e domande tipo ad recall, awareness, intent, ecc.
Il succo è sempre quello: non ti interessa solo chi ha cliccato, ti interessa se chi ha visto la campagna ha cambiato risposta rispetto a chi non l’ha vista.
Brand Lift: cosa puoi misurare (in parole povere)
Le metriche più tipiche di un lift study sono:
- Ad recall: “ti ricordi di aver visto questo annuncio?”
- Awareness: “conosci questo brand/prodotto?”
- Consideration/favorability: “quanto ti piace/quanto lo consideri?”
- Purchase intent: “quanto è probabile che tu lo scelga?”
E la “lift” è proprio la differenza di risposta tra esposti e non esposti.
La trappola: pensare che il Brand Lift sia una vanity metric
Se lo usi male, sì, diventa un numero da slide. Se lo usi bene, è una bussola strategica.
Esempio pratico: due creatività hanno lo stesso CPM, una fa più clic, l’altra fa meno clic. Ok. Ma se poi scopri che la seconda genera più ad recall e più consideration, magari è quella che sta costruendo valore vero per il brand, soprattutto se sei in una fase top/mid funnel.
Quando ha senso fare una Brand Lift
- quando investi budget importanti su campagne di awareness/video;
- quando stai lanciando una nuova linea e vuoi capire se passa;
- quando vuoi confrontare messaggi (non solo formati);
- quando hai bisogno di una metrica ponte tra brand e performance.
Impatto sul digital marketing
Il Brand Lift è una specie di antidoto al performance brain: ti costringe a ragionare in modo più completo. Ti fa fare una domanda scomoda ma sana: Questa campagna sta spostando qualcosa nella percezione del pubblico, o sto solo comprando impression?
E, se lo fai con costanza, ti aiuta anche a costruire una libreria di learnings creativi (quali angoli aumentano ricordo, quali aumentano intenzione, quali non muovono nulla).
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