C’è un paradosso bellissimo (e un po’ crudele) nel 2025 dell’influencer marketing italiano: il mercato continua a crescere, ma i compensi medi scendono. Tradotto: la torta è più grande, però le fette — per molti — sono più sottili.
Indice dell'articolo:
- Da dove arrivano questi numeri (e perché sono utili)
- Il mercato: continua a crescere (anche se non “a razzo”)
- Compensi 2025: la media scende quasi ovunque
- Chi sale e chi scende: il 2025 è l’anno della “fascia di mezzo”
- I vincitori
- I perdenti
- Piattaforma per piattaforma: cosa sta succedendo davvero
- Facebook: sempre più “cassa di risonanza”
- Instagram: resta la regina (e si mangia anche la fascia 40–60)
- TikTok: grande scoperta, meno “rendita”
- YouTube: paga di più, ma è la più “matura”
- La parte succosa: perché i brand stanno scegliendo i “mid”
- Impatto sul digital marketing: cosa cambia per chi pianifica campagne nel 2025
- E domani? AI, virtual influencer e un pubblico sempre più “sgamato”
A dirlo nero su bianco è il Report DeRev 2025, che aggiorna il listino dei compensi e prova a mettere ordine in un ecosistema ormai “adulto”, dove il valore non lo fa più solo la notorietà, ma sempre di più competenza, affidabilità e solidità di community.
Da dove arrivano questi numeri (e perché sono utili)
DeRev ha analizzato circa 5.000 profili su Facebook, Instagram, TikTok e YouTube, nel periodo 15 giugno 2024 – 15 giugno 2025, confrontandolo col periodo precedente. Le fasce (Nano, Micro, Mid-Tier, Macro, Mega, Celebrity) non dipendono solo dai follower: conta anche l’engagement rate, cioè il rapporto tra interazioni e follower al momento della pubblicazione. E quando si parla di stories, si ragiona per “story set” (fino a 3 storie consecutive).
Per chi lavora nel marketing, questa roba è oro: perché ti dà un range (non una cifra magica) con cui impostare budget, negoziazioni e aspettative.
Il mercato: continua a crescere (anche se non “a razzo”)
Il 2024 in Italia ha chiuso a 370 milioni di euro (circa +6,32%). La stima DeRev per il 2025 è 385 milioni (circa +4,05%).

E chi traina gli investimenti? Nel 2024 soprattutto:
- Fashion & Beauty (26%)
- Food & Beverage (18,2%)
- Gaming & Tech (15%)
- Travel & Lifestyle (12,5%)
Il trend di fondo è chiaro: sempre più budget pubblicitari si spostano sui social e, di conseguenza, su creator e community. Report-Listino-Influencer-2025
Compensi 2025: la media scende quasi ovunque
Rispetto al 2024, la variazione media dei compensi è:
- Facebook: -5,50%
- Instagram: +0,43% (praticamente stabile)
- TikTok: -2,03%
- YouTube: -6,55%
Quindi sì: Instagram resiste, gli altri — chi più chi meno — arretrano.
Chi sale e chi scende: il 2025 è l’anno della “fascia di mezzo”
La cosa più interessante non è solo il dato medio, ma come si muovono le categorie.

I vincitori
In generale, crescono (o tengono meglio) le categorie intermedie:
- Micro su Instagram: +33%
- Mid-Tier su Instagram: +8,3%
- Mid-Tier su TikTok: +13,3%
- Macro su TikTok: +6,2%
- Macro su YouTube: +5%
- Mega su YouTube: +2,7% Report-Listino-Influencer-2025
Il messaggio è abbastanza spietato ma limpido: i brand stanno premiando creator “strutturati”, nativi digitali, con competenze e costanza, che sanno lavorare bene con briefing, format e KPI (e spesso hanno già un mini-processo editoriale).
I perdenti
Qui la storia è doppia.
- Le Celebrity continuano a perdere valore:
- picchi di -19,2% su Instagram e -15% su YouTube. Report-Listino-Influencer-2025
Perché? Perché oggi la fama “pura” pesa meno dell’autorevolezza, e perché i brand cercano anche più tutela sul rischio reputazionale. Report-Listino-Influencer-2025
- Anche i Nano soffrono:
- Instagram: -11%
- TikTok: -16,7%
- YouTube: -12,5% Report-Listino-Influencer-2025
La lettura qui è molto “mercato”: aumenta l’offerta (tantissimi creator piccoli), cresce la concorrenza e il prezzo medio si abbassa. Report-Listino-Influencer-2025
Piattaforma per piattaforma: cosa sta succedendo davvero
Facebook: sempre più “cassa di risonanza”
Nel report emerge chiaramente che Facebook perde rilevanza nell’influencer marketing: meno collaborazioni e più utilizzo come estensione per ridiffondere contenuti nati altrove. Anche quando l’engagement prova a risalire un filo, resta basso per gli standard richiesti oggi.

Instagram: resta la regina (e si mangia anche la fascia 40–60)
Instagram rimane la piattaforma principale per le collaborazioni e, in più, intercetta sempre di più anche quel target più adulto che storicamente era “territorio Facebook”.
Qui però si vede bene la polarizzazione: stabilità complessiva, crescita dei Micro/Mid, ma calo delle categorie estreme (Nano e soprattutto Celebrity).

TikTok: grande scoperta, meno “rendita”
TikTok sta diventando rilevante anche per Gen Alpha, ma i compensi medi calano per una normalizzazione della creator economy: l’hype non basta più. Crescono soprattutto Mid-Tier e Macro, cioè chi ha community native e fidelizzate (non solo un exploit virale).

YouTube: paga di più, ma è la più “matura”
YouTube resta la piattaforma più remunerativa, però nel 2025 il calo è il più evidente tra le big. E c’è un dato che fa capire quanto stia cambiando la fruizione: il 56% delle visualizzazioni degli influencer arriva dagli Shorts, contro il 44% dei video tradizionali.
In pratica: YouTube “tiene” il long form, ma ormai parla fluentemente anche la lingua dello scroll.

La parte succosa: perché i brand stanno scegliendo i “mid”
Il report parla di una preferenza crescente per qualità e fiducia: contenuti solidi, trasparenza, approccio professionale ed etico. E, dall’altra parte, ridimensionamento di chi monetizza solo la notorietà.
La fascia media è il compromesso perfetto:
- abbastanza grande da garantire reach e numeri,
- abbastanza “verticale” da portare target profilati,
- abbastanza professionale da lavorare bene con brief e obiettivi,
- abbastanza credibile da convertire (perché la community si fida).
È il punto in cui ROI e rischio reputazionale si bilanciano meglio.
Impatto sul digital marketing: cosa cambia per chi pianifica campagne nel 2025
Qui arriva la morale operativa (quella che interessa davvero a chi lavora con budget e obiettivi):
- Non comprare follower, comprare affidabilità. Il valore si sposta su creator che dimostrano costanza, formato, capacità di spiegare (e non solo “apparire”).
- Pensare a pacchetti, non a “1 post e via”. Il listino ragiona per unità, ma le performance arrivano spesso da sequenze (contenuto + rilancio + ripetizione).
- Integrare creator e paid. In un mercato più competitivo, la differenza la fa la distribuzione: whitelisting/ads sui contenuti, retargeting, lookalike, e misurazione seria.
- KPI più maturi: non solo reach/like, ma view quality, retention, CTR, incremental lift quando possibile, e soprattutto coerenza tra creator e “job to be done” del pubblico.
- Brand safety e compliance al centro. La riduzione delle Celebrity è anche una risposta al rischio: serve selezione, brief chiari, trasparenza e controllo del processo.
E domani? AI, virtual influencer e un pubblico sempre più “sgamato”
Tra le tendenze, DeRev cita la crescita dei virtual influencer, accelerata dall’Intelligenza Artificiale: personaggi digitali controllabili dal brand, utili anche per ridurre rischi reputazionali.
Ma il vero “arbitro” resta il pubblico: sempre più attento a autenticità, coerenza e trasparenza.
Nel 2025 l’influencer marketing non muore, semplicemente smette di essere un luna park e diventa un mestiere. Il mercato cresce, ma paga (in media) un po’ meno, perché il valore si sta redistribuendo: meno “star system”, più professionalità.
E sì: chi sta nel mezzo — Micro/Mid-Tier/Macro a seconda della piattaforma — oggi ha probabilmente il miglior mix tra impatto, credibilità e sostenibilità economica.
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