Google ha pubblicato il December Demand Gen Drop con 5 takeaway super concreti per pianificare le campagne Demand Gen nel 2026. La frase che mi è rimasta più appiccicata addosso è questa: in media, il 68% delle conversioni Demand Gen arriva da utenti che non avevano visto annunci Search del brand nei 30 giorni precedenti. Tradotto: Demand Gen non è “la solita minestra riscaldata di Search”, ma lavora davvero sulla parte scoperta / ispirazione / impulso.
Indice dell'articolo:
- Personalizzazione AI: “optimized targeting” + obiettivi nuovi clienti
- Più formati creativi (incl. video auto-generati): il mix non è opzionale
- Strumenti per vendite: local offers, checkout links, web-to-app
- Channel controls: finalmente scegli dove comparire (YouTube/GDN/Discover/Gmail)
- Nuove colonne “Platform Comparable”: confronto cross-platform più onesto
- Il pezzo davvero operativo: come evitare il “December drop” con un piano test semplice
- Impatto sul digital marketing: perché questa roba conta (anche fuori da Google)
Prima di entrare nei 5 punti, micro-contesto: Demand Gen serve annunci visivi e multi-formato sulle superfici “da scroll” di Google (YouTube incl. Shorts, Discover, Gmail e anche GDN) ed è pensata anche per chi arriva dal mindset “paid social”.
Personalizzazione AI: “optimized targeting” + obiettivi nuovi clienti
Il primo takeaway è un invito bello chiaro: sfrutta la personalizzazione AI usando optimized targeting e/o i new customer acquisition goals.
- Optimized targeting: in pratica trasforma il tuo targeting in “segnali” e lascia a Google spazio per trovare persone con alta probabilità di conversione, coerenti col tuo obiettivo.
- New customer acquisition goals (dentro i “customer lifecycle goals”): ti permettono di ottimizzare e fare bidding prioritizzando l’acquisizione di nuovi clienti (con modalità diverse, tipo “new customer only” o “new customer value”).
Impatto pratico: se finora hai usato Demand Gen con audience “rigidine” (o hai paura che Google vada a pesca dove non vuoi), il 2026 è l’anno giusto per testare quanto concedere all’AI:
- ad group con segnali forti (liste CRM/Customer Match, visitatori, lookalike)
- ad group più aperti con optimized targeting
e poi confronto.
Più formati creativi (incl. video auto-generati): il mix non è opzionale
Secondo takeaway: massimizza reach ed efficacia usando più asset creativi, inclusi i video auto-generati.
Qui Google sta spingendo forte: gli auto-generated video ads usano i tuoi asset (testi + immagini, e anche linee guida del brand dove disponibili) per creare video in più orientamenti (orizzontale/quadrato/verticale), così puoi “coprire” inventory video senza dover produrre tutto da zero.
Nota importante (che in tanti scoprono dopo): quando vengono creati i primi video auto-generati, può essere creato anche un canale YouTube “di proprietà Google” che li ospita, separato dal tuo. E tu non lo gestisci come un tuo canale.
Impatto pratico: se oggi stai andando “image-only”, rischi di non sfruttare una fetta di inventory. Il test più sano è:
- stesso targeting + stesso obiettivo
- asset mix A (immagini + video caricati) vs asset mix B (immagini + auto-generated video)
e guardi differenze su CPA/ROAS, ma anche su segnali “di qualità” (view rate, engaged views, ecc.).
Strumenti per vendite: local offers, checkout links, web-to-app
Terzo takeaway: Demand Gen non è solo awareness carina, ma vuole spingere vendite con tool dedicati:
- local offers (per vendite in store)
- checkout links (per vendite web)
- Web to App Connect (per acquisti in-app) blog.google+1
Due cose utili da tenere a mente:
- Checkout links (Merchant Center): servono a rendere più diretto il percorso verso checkout o add-to-cart, riducendo frizione. Google Support
- Web to App Connect: crea un percorso web→app con deep link e misurazione conversioni in-app (acquisti, signup, add-to-cart), con un hub dedicato. Google Support
Impatto pratico: se hai un e-commerce (o anche solo un catalogo), Demand Gen va pensata come “social commerce su superfici Google”, con un’ossessione: meno passaggi = più conversioni.
Channel controls: finalmente scegli dove comparire (YouTube/GDN/Discover/Gmail)
Quarto takeaway: scegli dove appaiono gli annunci usando i channel controls.
I controlli canale in Demand Gen funzionano a livello ad group e ti permettono di decidere se:
- lasciare “All Google channels” (consigliato da Google per la maggior parte dei casi)
- oppure selezionare manualmente (YouTube in-stream / in-feed / Shorts, Discover, Gmail, GDN). Google Support
E sì: puoi anche includere la Google Display Network (opzione dedicata) per ampliare reach.
Impatto pratico: qui ci sta benissimo un test “strutturato” per evitare il classico caos tipo Shorts che mangia tutto o Discover che va a CPM bassi ma conversioni meh. Un’idea semplice e robusta:
- 1 campagna con più ad group identici
- ogni ad group = un canale (o gruppo di canali) diverso
- stesso budget split iniziale
- poi sposti budget sui canali che portano conversioni buone, non solo tante.
Nuove colonne “Platform Comparable”: confronto cross-platform più onesto
Quinto takeaway: misurazione. Google spinge le colonne “conversions (Platform Comparable)” per fare confronti più allineati con l’attribuzione “default” di altre piattaforme.
Queste colonne, in sostanza:
- considerano l’impatto delle view-through conversions
- e isolano Demand Gen dal resto dell’ecosistema Google (così non “si spartisce” il credito con Search/Display ecc. come succede spesso nei report standard).
E soprattutto: è una vista alternativa, non cambia bidding/ottimizzazione. Google Support
Impatto pratico: se fai report “da tavolo” dove devi confrontare Meta/TikTok/Google, queste colonne possono ridurre discussioni infinite del tipo “eh ma Google attribuisce diverso”. Non risolve la filosofia della misurazione (purtroppo), ma aiuta.
Il pezzo davvero operativo: come evitare il “December drop” con un piano test semplice
Se usi già Demand Gen (o stai per attivarla), io la imposterei così:
- Baseline pulita (1 settimana)
- KPI chiari (CPA/ROAS + un KPI di qualità tipo add-to-cart rate, lead qualificati, ecc.)
- report con colonne standard + Platform Comparable affiancate (così capisci differenze).
- Test “Channel controls” (2–3 settimane)
- almeno 2–4 ad group identici, cambia solo il canale (Shorts vs Discover vs Gmail vs mix).
- Test “Asset mix” (2–3 settimane)
- set A: immagini + video “umani”
- set B: immagini + auto-generated video + enhancements (dove ha senso)
- Esperimenti A/B veri (quando hai abbastanza volume)
- una variabile sola per volta
- split 50/50
- evita di cambiare budget come variabile (almeno all’inizio).
Impatto sul digital marketing: perché questa roba conta (anche fuori da Google)
Il segnale di fondo è abbastanza chiaro: Google sta trasformando Demand Gen in un ponte tra paid social e performance, con tre leve fortissime:
- Automazione creativa (non solo “ottimizzazione”, proprio produzione di varianti)
- Controllo delle superfici (che era un limite storico rispetto ai social)
- Misurazione più “comparabile” per parlare la stessa lingua nei report cross-platform
In pratica: nel 2026 non vince chi “ha il settaggio perfetto”, ma chi ha un processo di test decente e ripetibile. E sì, è meno romantico… ma molto più redditizio.
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