Fino a poco tempo fa le app di intelligenza artificiale venivano raccontate come una curiosità: roba da provare per gioco, magari per farsi scrivere due righe o togliersi uno sfizio. I dati più recenti, però, dicono una cosa molto più semplice (e molto più importante): in Italia l’AI è entrata nella routine digitale.
Indice dell'articolo:
- Non è solo “più persone”: è più abitudine
- ChatGPT è la porta principale. Perplexity è il “missile”
- Non è solo Gen Z: 25–34 fortissimi, e gli over 45 accelerano
- L’AI non è una nuova app. È un nuovo comportamento
- Impatto sul digital marketing: cosa cambia
- L’AI sta diventando una nuova “home” per orientarsi nel web
Secondo le rilevazioni della piattaforma Digital Analytics MyMetrix di Comscore, nel mese di ottobre 2025 gli italiani che hanno usato almeno un’app di IA hanno superato i 16 milioni.
In Italia l’AI è già “di massa”: 16 milioni di utenti al mese (dati Comscore MyMetrix)
Parliamo del 35% della popolazione online. E la crescita in un anno è stata davvero pesante: +89%. Non è un “trend simpatico”: è un cambio di scala.
Non è solo “più persone”: è più abitudine
Quando una tecnologia passa da novità a abitudine lo capisci da due cose: quante persone la usano e quanto la usano. Qui stanno succedendo entrambe.
Da una parte, si vede chiaramente che l’AI non è più “una singola app” da aprire ogni tanto. 2,9 milioni di persone, nello stesso mese, hanno usato due o più applicazioni di IA. Questo dettaglio è fondamentale perché racconta una dinamica tipica della fase “matura”: prima entri da una porta principale, poi inizi a differenziare gli strumenti in base al bisogno.
Dall’altra parte, cresce l’engagement in modo netto. Le pagine viste legate alle applicazioni di IA arrivano a 338 milioni, praticamente quasi triplicate rispetto a ottobre 2024 (+193%). E soprattutto cresce il tempo: oltre 1 miliardo di minuti al mese, con un +154% anno su anno. È il tipo di numero che ti fa dire: ok, questa roba non è più un esperimento. È una presenza stabile.
In poche parole: l’AI non sta crescendo “in linea”. Sta diventando un pezzo fisso della dieta online.
ChatGPT è la porta principale. Perplexity è il “missile”
Dentro questo scenario, oggi c’è un leader che domina senza troppi giri di parole: ChatGPT, con 14,7 milioni di utilizzatori mensili. Per capirci, rispetto a ottobre 2024, quando erano poco sopra i 5 milioni, parliamo di una base utenti quasi triplicata. È la porta d’ingresso principale per l’AI “consumer” in Italia: per tantissime persone è il primo strumento che trasforma l’AI da concetto astratto a cosa concreta.
Poi però c’è anche il caso “missile”, quello che spiega bene quanto velocemente possano cambiare le gerarchie quando un’app intercetta un bisogno preciso: Perplexity arriva a 745.000 utilizzatori mensili con una crescita annua del 2351%. Un numero fuori scala, che racconta un fenomeno interessante: non si cercano più solo “link”, ma sempre più spesso risposte, sintesi, confronti, e una ricerca che assomiglia a una conversazione.
E qui sta il punto chiave: non è solo “una nuova categoria di app”. È un nuovo modo di usare la rete. L’utente non sta semplicemente aprendo un’app in più sul telefono: sta cambiando il modo in cui cerca, capisce e decide.
Non è solo Gen Z: 25–34 fortissimi, e gli over 45 accelerano
La penetrazione resta molto alta tra i 25–34 anni: 47,8%. Siamo praticamente allo stesso livello dei 15–24. Quindi no, non è una storia solo “da ragazzi”.
E infatti arriva il dato che manda in frantumi il cliché: gli utilizzatori di ChatGPT con più di 45 anni arrivano a 5,86 milioni, con una crescita del +291% rispetto a ottobre 2024. Quasi quadruplicati. Qui non si parla più di adozione lenta: si parla di una curva che sta prendendo velocità anche nelle fasce anagrafiche tradizionalmente più prudenti sulle nuove tecnologie.
Interessante anche il profilo di utilizzo: gli over 45 che usano ChatGPT mostrano, rispetto alla media dei coetanei online, meno interesse per contenuti sportivi (-29 punti percentuali), notizie finanziarie (-40) e politica (-13). Detto semplice: sembra un utilizzo più “operativo”, più orientato a cose pratiche e meno a seguire l’attualità.
L’AI non è una nuova app. È un nuovo comportamento
L’intelligenza artificiale non sta semplicemente aggiungendo un’altra icona sullo smartphone. Sta cambiando il modo in cui facciamo attività fondamentali online, soprattutto quelle legate a formazione e conoscenza.
Quando milioni di persone iniziano a:
- chiedere spiegazioni invece di aprire dieci schede
- farsi fare confronti invece di fare mille ricerche
- partire da una sintesi invece di leggere tutto dall’inizio
…allora cambia la “meccanica” della rete. E cambia anche il modo in cui contenuti e brand vengono scoperti. Cambia il modo di cercare le cose online. Cambiano le Query.
Impatto sul digital marketing: cosa cambia
Per chi lavora nel marketing digitale, questi numeri sono una sveglia. Non perché “muore” qualcosa, ma perché si aggiunge un nuovo comportamento dominante.
La discovery può partire sempre più spesso da un’interazione conversazionale. Questo significa che diventano ancora più importanti i contenuti che rispondono davvero alle domande: guide chiare, FAQ fatte bene, pagine “come scegliere”, confronti, glossari, spiegazioni. Tutte cose che magari sembrano “poco sexy”, ma che in un mondo più conversazionale diventano carburante.
E poi c’è la parte di misurazione: se una quota di ricerche informative si sposta su AI, alcuni KPI possono cambiare faccia. Potresti vedere movimenti strani su certe query, variazioni di traffico su alcune pagine, differenze tra volumi e qualità. Qui serve testa fredda: la domanda non è “sta andando tutto peggio?”, ma “sta cambiando il percorso dell’utente?”. E spesso la risposta è sì.
La regola pratica, secondo me, è questa: smettere di inseguire l’ennesima buzzword e iniziare a costruire contenuti e percorsi che rispondono alle domande reali delle persone, in modo pulito, verificabile e utile.
L’AI sta diventando una nuova “home” per orientarsi nel web
I dati MyMetrix/Comscore su ottobre 2025 raccontano un passaggio chiaro: l’intelligenza artificiale è già dentro le abitudini digitali degli italiani. Con oltre 16 milioni di utenti mensili, un miliardo di minuti al mese e una penetrazione vicino al 50% tra giovani e 25–34, siamo ben oltre la fase della sperimentazione.
ChatGPT è la porta d’ingresso principale, Perplexity è la prova di quanto rapidamente possano emergere nuove alternative, e gli over 45 stanno entrando con una velocità che pochi avrebbero previsto.
Per il digital marketing la domanda non è “se” questa trasformazione impatterà contenuti e strategie. La domanda è “quanto velocemente” e “chi si organizza prima”. Perché quando cambia il modo in cui le persone cercano e capiscono le cose, cambiano anche le regole del gioco. E il gioco lo vince chi costruisce valore concreto, non chi rincorre l’hype.
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